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Dermatite bollosa

Dermatite bollosa

La dermatite bollosa è una tipologia particolare di irritazione che comporta la formazione di bolle e vesciche sulla cute: ne esistono diverse forme, così come svariate sono le possibili cause/concause all'origine del problema. Ecco quali sono i sintomi e le caratteristiche principali di questa patologia, nonché i trattamenti e le cure più efficaci.

Le cause
- Contatto con sostanze fotoreattive vegetali abbinato ad un'esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti
- Ustioni o, al contrario, congelamenti
- Azioni sulla cute di veleni di alcuni insetti (ad esempio, la cantaridina)
- Cause di tipo batterico e virale (Herpes Virus e Paramyxovirus, ad esempio)
- Predisposizione genetica: l'infiammazione bollosa è una malattia autoimmune e in quanto tale presenta una forte componente genetica
- Assunzione di alcuni farmaci (soprattutto Fans, alcuni antireumatici e alcune penicilline)
- Gravidanza: la gravidanza può causare una particolare forma di irritazione bollosa, ovvero il pemfigoide della gravidanza.

Sintomi
Il sintomo principale della dermatite bollosa è appunto la comparsa di bolle e vesciche, che possono interessare diverse parti del corpo (soprattutto gambe, braccia, dorso e torace). Nella metà dei casi di infiammazione, prima di comparire sulla cute, le vesciche insorgono nelle mucose della cavità orale (lingua, gengive, mucosa labiale). Quando si rompono sulla pelle, queste bolle possono dare origine ad alcune complicanze, quali ferite, infezioni o ulcere.
Altro sintomo tipico spesso associato alle bolle è il prurito.

Forme
- Pemfigo bolloso: si tratta della forma più comune della patologia. Si riscontra per lo più in pazienti che hanno superato i 70 anni di età e comporta la formazione sottoepidermica di bolle piuttosto tese, piene di liquido e di varia grandezza. Molto pruriginose, queste bolle guariscono fortunatamente senza cicatrici
- Dermatite erpetiforme: questa forma di irritazione si chiama erpetiforme proprio perché è caratterizzata dalla presenza in gruppi di bolle e vesciche molto simili per aspetto a quelle provocate in caso di infezione da Herpes Zoster. Compaiono soprattutto su gomiti, ginocchia, spalle, area lombare, viso, collo e glutei
- Epidermolisi bollosa acquisita: è una tipologia di disturbo che può presentarsi in forma cronica o infiammatoria. Nella forma cronica le bolle, una volta guarite, lasciano delle cicatrici.
L'epidermolisi bollosa acquisita colpisce soprattutto zone come i gomiti, il dorso delle mani e le ginocchia
- Pemfigoide della gravidanza: chiamata anche herpes gestationis, è una forma di infiammazione che può comparire (raramente) in gravidanza oppure nel periodo immediatamente successivo al parto. I sintomi sono sempre gli stessi: bolle, vesciche e prurito; le zone colpite sono più che altro gambe, braccia, torace e addome.

Le cure
Una volta diagnosticata la dermatite bollosa (per la diagnosi è necessario fare degli esami del sangue ed effettuare una biopsia cutanea), il medico consiglierà il trattamento più adeguato in base alla forma di irritazione e alle specifiche circostanze. Non c'è in effetti una terapia univoca. Spesso, per ridurre l'infiammazione, si consiglia di applicare delle creme con corticosteroidi, soprattutto se la patologia non è in fase avanzata. Se invece lo è, in genere vengono iniettati, oppure fatti assumere per via orale, dei farmaci corticosteroidi.
Oltre ai corticosteroidi possono essere prescritti anche antibiotici (tetracicline) e, nei casi più seri, farmaci immunosoppressori. Di solito, l'irritazione bollosa risponde bene alle terapie proposte, anche se può succedere che si ripresenti dopo aver completato il trattamento.

Epidermolisi bollosa giunzionale: il primo caso di trapianto di pelle
Nel 2015 è stato messo in atto il primo trapianto di pelle, realizzato dai medici del Dipartimenti di Medicina rigenerativa 'Stefano Ferrari' dell'università di Modena e Reggio Emilia, guidato da Michele De Luca. Il soggetto in questione è un bambino che, all'epoca dell'intervento, aveva 7 anni. In realtà, si è trattato di ben due interventi, avvenuti nell'Università della Ruhr a Bochum, in Germania e realizzati tra ottobre e novembre 2015, durante i quali è stato trapiantato sul corpo del bambino, all'epoca in coma farmacologico a causa della malattia, l'80% della pelle. A distanza di due anni dall'intervento il bambino, di origine siriana, ha ripreso una vita qasi del tutto normale e la sua pelle ha già avuto più cicli di rinnovamento.

Per avere maggiori informazioni sulle modalità dell'intervento e sulla scoperta della fonte che rinnova le cellule della pelle, potete leggere l'articolo pubblicato dall'ANSA.